È un servizio offerto da Yakult Probiotici

Tema del mese

Tema del mese

Ottobre 2008


I probiotici: panorama storico


L’impiego di microrganismi per produrre alimenti e bevande fermentati (per esempio pane, yogurt, vino, birra) vanta una storia ultramillenaria, ma la possibilità di sfruttare le loro prerogative benefiche per l’organismo umano è abbastanza recente.

Risale a più di un secolo fa l’intuizione che l’ingestione di batteri lattici (produttori di acido lattico) potesse avere risvolti favorevoli sulla salute. Nel 1907, infatti, il premio nobel russo Elie Metchnikoff (1845-1916) ipotizzò che alcuni alimenti, in particolare i latti fermentati, potessero influenzare la flora batterica dell’intestino e che alcuni microrganismi fossero particolarmente utili per ridurre le sostanze putrefattive nell’intestino umano così da preservarne funzionalità e salute. Sulla scia di queste ipotesi, altri studiosi cercarono di esplorare quest’area di ricerca. Tra questi Henry Tissier (1866-1926) che iniziò ad utilizzare dei bifidobatteri per ripristinare una flora intestinale sana in pazienti con episodi di diarrea. A partire dagli anni 20 un medico giapponese, il dott. Minoru Shirota (1899-1982), si dedicò ad coltivare fermenti lattici benefici capaci di sostituire microrganismi dannosi nell’intestino, contribuendo a limitare disordini intestinali. Nel 1930, egli scoprì un ceppo batterico, che ancora oggi porta il suo nome (Lactobacillus casei Shirota), e lo coltivò in latte per contrastare le malattie infettive che a quei tempi in Giappone erano molto frequenti a causa di malnutrizione e scarse condizioni igieniche. Nonostante il precoce contributo di questi pionieri, il termine probiotico risale a circa mezzo secolo fa, quando il ricercatore tedesco Ferdinand Vergin lo utilizzò per indicare “un substrato attivo in grado di contribuire allo sviluppo di vita”. Dodici anni dopo due ricercatori, nomi Lilly and Stillwell, definirono probiotici “le molecole, prodotte da microrganismi, in grado di favorire la crescita di altri microrganismi benefici”.

La definizione di probiotico ha subito nel tempo diversi cambiamenti e nel 1974 nome Parker denominò con questo termine gli integratori a base di microrganismi vivi e sostanze capaci di contribuire all’equilibrio microbico dell’intestino e destinati all’alimentazione degli animali (zootecnica). Sulla stessa linea si pose un microbiologo inglese, Roy Fuller, che propose di considerare probiotici soltanto i microrganismi e non le sostanze necessarie a farli crescere. Egli attribuì notevole rilevanza alla vitalità dei microrganismi come pure al loro effetto benefico sull’organismo, legato alla modulazione della flora intestinale. Da qui l’uso della parola “probiotico” trovò applicazione anche nella nutrizione umana di questi microrganismi. Havenaar e Huis In’t Veld, due ricercatori olandesi, inclusero nell’azione benefica dei microrganismi probiotici anche l’apparato urinario, genitale e respiratorio (alte vie aeree).

Tutti i diritti riservati © 2010

Disclaimer | Privacy | Credits | P.Iva 05513080969